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Tancredi e Clorinda,
la storia intera
(per la prima volta a Venezia, da dove era partita quattrocento anni fa)
Programma
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Claudio Monteverdi (1567-1643)
Combattimento di Tancredi e Clorinda (1624)
madrigale drammatico per soprano, tenore, baritono, tiorba, clavicembalo, quintetto d’archi
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Claudio Ambrosini (1948)
Tancredi appresso il combattimento (2017)
madrigale drammatico per soprano, tenore, baritono, tiorba, clavicembalo, quintetto d’archi e percussione
Edizioni Ricordi
- Testo di Torquato Tasso (Gerusalemme Liberata, Canto XII)
- Presentazione di Rodolfo Baroncini
- Elisa Cenni soprano (Clorinda)
- Roberto Jachini Virgili tenore (Tancredi)
- Marco Scavazza baritono (Testo)
- Ensemble In Canto
- David Simonacci, Gabriele Benigni violini
- Luca Sanzò viola
- Andrea Lattarulo violoncello
- Fabrizio Cardosa violone
- Francesco Romano tiorba
- Gabriele Catalucci, Silvia Paparelli clavicembalo
- Giulio Calandri percussioni
- Fabio Maestri direttore
Il Combattimento di Tancredi e Clorinda, basato sull’episodio narrato da Torquato Tasso nella Gerusalemme liberata, è un madrigale rappresentativo tra i più avvincenti (e innovativi) di Claudio Monteverdi, che si conclude con la famosa esclamazione “Ahi vista! ahi conoscenza!”, uscita dalle labbra di Tancredi resosi conto di aver ferito a morte l’amata Clorinda. Incluso nell’Ottavo Libro dei madrigali guerrieri et amorosi, commissionato da Girolamo Mocenigo e composto per il carnevale di Venezia del 1624 questo madrigale, dalla forte impronta teatrale, segna una pietra miliare nell’evoluzione della musica sia vocale che strumentale.
Le tragiche vicende dei protagonisti sono infatti narrate nel nuovo stile concitato, estremamente incalzante e realistico, e rese ancora più drammatiche dalle novità strumentali introdotte da Monteverdi. Il galoppare dei cavalli dei duellanti o il rumore dello scontro delle loro spade, il clangore dei colpi sugli scudi e sulle armature diventano – anche grazie all’introduzione di nuove tecniche come i tremolo o il pizzicato degli archi – non solo plausibili e sorprendenti, ma “vivi” per gli stupefatti ascoltatori del Seicento. E anche per gli esecutori dell’epoca, invitati a produrre effetti sonori che non avevano un nome, come appunto il pizzicato, che Monteverdi in partitura descrive così: “Qui si lascia l’arco e si strappano le corde con duoi diti”…
Si tratta indubbiamente di uno dei capolavori della Storia della musica, fatto efficacemente finire da Monteverdi nell’esatto momento in cui il protagonista tiene l’amata morente tra le braccia. Ma il poema di Tasso va oltre e, nelle ottave seguenti, ci fa partecipi delle commoventi reazioni di Tancredi, rimasto solo, spaesato, quasi impazzito dal dolore. Ma, proprio quando, disperato, sta per uccidersi, ecco che Clorinda gli appare in sogno e il loro dialogo riprende.
Questo è proprio ciò che racconta Tancredi appresso il combattimento, “sequel” del dramma monteverdiano, commissionato da OperaInCanto e presentato per la prima volta al Teatro Olimpico di Roma nel 2017, in occasione delle celebrazioni internazionali per il quattrocentocinquantesimo anniversario della nascita del compositore.
Oggi, esattamente quattrocento anni dopo la sua composizione, per la prima volta la storia di Tancredi e Clorinda viene presentata a Venezia nella sua interezza.
L’organico è pressoché lo stesso e i due lavori vanno eseguiti di seguito, con un’incalzante toccata per clavicembalo, tiorba preparata e percussioni che intende far rivivere, come in un flashback, il tragico duello. Ma la vera azione è già passata, la vita è già andata e ciò che resta è solo un vuoto, pesantissimo, attorno a Tancredi, in cui c’è posto solo per i ricordi.
Il testo di Tasso è sempre quello originale, quindi per Monteverdi si trattava della lingua poetica del suo tempo, per noi è la lingua di quel tempo. Una distanza forse superabile applicando uno sguardo “prospettico”: che la avvicini, ma anche – come usando un cannocchiale rovesciato – la faccia diventare un magnifico punto di partenza da rendere in infiniti modi: alternando cantato e parlato, sussurrando, intonandola a mezza voce… per (ri-)dare spazio al piano letterario in alternanza con quello musicale. Entrando e uscendo, muovendosi in continuazione tra il livello della parola e quello del canto, a tratti staccati di quel tanto che basta per farne una reciproca cartina di tornasole. Anche da una parola all’altra, a volte.
Claudio Monteverdi è da sempre uno dei miei compositori preferiti e sono quindi molto grato a Fabio Maestri, dedicatario, per questo stimolante/sgomentante invito: un’esperienza davvero unica.
Ma un ringraziamento davvero speciale da tutti noi va a Giovanni Alliata di Montereale che ha sostenuto, in ogni suo aspetto, il “ritorno a casa” di questa avvincente storia.