Estate 1955. Vittorio Cini illustra il plastico dell'isola di San Giorgio Maggiore a Irene di Grecia

Il Mecenate

Il 20 aprile 1951 Vittorio Cini costituì la Fondazione Giorgio Cini in memoria del figlio morto in un incidente di volo. Il progetto di insediamento nell'isola di San Giorgio di un complesso culturale gli era stato suggerito dalla sensibilità di alcuni amici, tra i quali Nino Barbantini, che già si era fatto promotore nel 1935-1940 del ripristino del castello di Monselice (donato poi alla Fondazione nel 1971) e che divenne il primo presidente della Fondazione stessa. Cini portava così a compimento una passione che l'aveva sempre accompagnato e che si era concretizzata, oltre che nelle collezioni artistiche del suo palazzo veneziano e del castello ezzeliniano, in iniziative come quella attuata a Ferrara con la donazione del palazzo di Renata di Francia, 1942, al Comune per destinarlo "in perpetuo a scopi di educazione" (e in effetti sarà concesso in uso permanente all'Università di Ferrara) e quella della creazione dell'Istituto di Cultura "Casa Giorgio Cini", nella casa di famiglia in via Santo Stefano, donata ai gesuiti nel 1950.

La Fondazione assumeva per Vittorio Cini anche un significato di proposta culturale e politica per Venezia. Non a caso nel convegno dell'ottobre 1962 sul «problema di Venezia», organizzato a San Giorgio, Cini si faceva interprete di proposte di salvaguardia dell'«insularità» lagunare, stimolatrice di fermenti culturali, demandando invece alla terraferma il compito di vitalizzazione economica del centro storico. Venezia dunque isola culturale e dirigenziale, Marghera e Mestre forze di produzione e di servizi. In ciò egli si mostrava coerente con una visione di separazione delle competenze, che lo aveva sempre contraddistinto, e che era stata interrotta, come egli stesso riconosceva, da un solo «errore colossale», quello di aver favorito il ponte automobilistico translagunare inaugurato nell'aprile 1933.

Venezia fu pure in qualche modo segno del suo legame con la Chiesa cattolica, che si manifestò in vari aspetti: tra questi, la direzione della procuratoria di San Marco tra il 1955 e il 1967, durante la quale appoggiò importanti restauri nella basilica di San Marco, guidati da Ferdinando Forlati. In questi anni si instaurò un intenso rapporto con i pontefici Giovanni XXIII e Paolo VI.

A conferma del suo animo di mecenate “imprenditore”, Vittorio Cini, anche nell’ultimo periodo della sua vita, quando comperò una casa nella campagna vicino a Roma, S. Urbano alla Caffarella, nella zona archeologica dell’Appia Pignatelli, volle restaurare filologicamente un tempietto romano - più volte ritratto da paesaggisti del settecento - che si trovava nella proprietà ed era ridotto in condizioni cadenti.

Negli ultimi anni di vita ebbe numerose onorificenze, tra le quali il cavalierato del lavoro (4 giugno 1959), l'associazione all'Académie des beaux-arts de l'Institut de France (9 ottobre 1968), il conferimento del collare del Supremo Ordine della SS. Annunziata (11 marzo 1975).

Depliant "Vittorio Cini"