Vittorio Cini commissario per l'E42 (EUR)

L'imprenditore

Completate le scuole secondarie a Venezia, nel 1903 si recò a St. Gallen, in Svizzera, per un soggiorno di studi commerciali presso l'Institut international Schmidt; da lì, l'anno seguente, passò a Londra, per svolgere attività di pratica bancaria. Ritornato in Italia nel 1905, si inserì nell'impresa paterna, che era stata fondata nel 1885. Iniziò così una prima utile esperienza imprenditoriale in un'azienda specializzata in lavori di costruzioni infrastrutturali (stradali, ferroviari, fluviali, marittimi). Salito nel 1910 all'effettiva direzione della ditta, diede vita nello stesso tempo ad una società collegata (Ditta Vittorio Cini, con sede a Chioggia), con cui riuscì ad affermarsi in importanti concorsi e gare d'appalto.

Nel corso del 1918-1919 avviò, una fitta azione di smobilizzi e reinvestimenti, in seguito ai quali modificò completamente gli ambiti di iniziativa, corredandoli con un inscindibile apparato finanziario. Avendo già verificato con le prime esperienze imprenditoriali l'incidenza dei trasporti sull'aumento del volume di affari aziendale, Cini privilegiò gli interventi anzitutto nel settore marittimo-armatoriale. Promosse da un lato la fondazione di alcune società di navigazione, intraprese dall'altro l'ascesa al controllo amministrativo di altre società di navigazione e di assicurazione marittima. Dava avvio in tal modo ad un'attività finanziaria ed amministrativa, che si sarebbe completata a cavallo degli anni '20 e '30, abbracciando oltre alla marineria anche altri settori collegati, come la cantieristica e la navigazione interna. Il culmine sarebbe stato raggunto nel 1932, quando la Compagnia adriatica di navigazione (con sede a Venezia), sorta dalla fusione di sei società di navigazione, sotto la sua presidenza assunse praticamente il controllo dei transiti nell'Adriatico e, attraverso questo, nel Mediterraneo orientale e nell'oriente in unione con altre società di navigazione collegate. Con il decreto legge del 7 dic. 1936 l'I.R.I. intervenne nel campo marittimo mediante liquidazioni e concentramenti di società, ridefinizioni e raggruppamenti di servizi, gestione di una nuova finanziaria, la Finmare. Non per questo venne meno l'impegno di Vittorio Cini in seno alla marineria. Le sue iniziative dopo il 1919 sono difficilmente comprensibili se non vengono poste alla luce del suo ingresso nel «gruppo veneziano» che faceva capo a Giuseppe Volpi (da Cini più volte definito. «fraterno amico») e aveva caratterizzato fin dall'inizio le sue direttive con operazioni in cui lo Stato si presentava a garanzia e copertura di iniziative finanziarie private. I suoi rapporti col «gruppo veneziano» si intrecciarono in maniera decisiva dal 1920, quando assunse funzioni di responsabilità nella Società italiana costruzioni (Sitaco), che stava per procedere all'edificazione del quartiere urbano di Marghera annesso alla zona industriale, e nel Credito industriale (Credindustria). In nome e per conto del «gruppo veneziano» egli si inserì in molteplici settori, che manifestavano una forte capacità di partecipazioni incrociate: dagli insediamenti nella zona industriale di Marghera all'espansione dell'elettricità, dal controllo delle acque all'incremento tessile, dai trasporti alle comunicazioni radiotelefoniche, dalla siderurgia, metallurgia, meccanica al turismo. Si può misurare la portata di questa multiforme attività dall'inserimento di Vittorio Cini nella guida amministrativa e finanziaria di società come presidente o consigliere: nel 1930-1931 egli era presente in ventinove complessi.

Il prestigio ormai acquisito e l'allineamento nel «gruppo veneziano» gli valsero ad attrarre gli sguardi attenti degli ambienti economici e politici, tanto che nel 1921 venne nominato commissario straordinario dell'Ilva altiforni e acciaierie d'Italia, per procedere al risanamento del complesso siderurgico. Dopo poco più di un anno, la «nuova» Ilva poteva rilevare i suoi impianti. Nell'Ilva Cini continuò ad esercitare un ruolo di primo piano, tanto da succedere nel marzo 1935 a Sinigaglia nella presidenza della società, che tenne fino al 1939. Iscrittosi al Partito nazionale fascista nel 1926, godeva di notevole ascendente anche presso i vertici politici, tanto che lo stesso Mussolini nel settembre 1927 gli conferì l'incarico di «fiduciario dei governo» per lo studio e le proposte di provvedimcnti concernenti l'assetto politico, sociale, economico di un'area ancora spinosa per il regime fascista, la provincia di Ferrara. Fu nominato senatore per la XXI categoria (censo) il 23 gennaio del 1934.

Nell'ottobre 1936 si parlò di Cini come possibile successore di Beneduce alla presidenza dell'I.R.I. In quel periodo, invece, i contatti tra Mussolini e Cini riguardavano un'altra incombenza, la carica di commissario generale dell'Esposizione universale di Roma (E 42) prevista per il 1942. La nomina venne sanzionata il successivo 31 dicembre.

Gli anni della seconda guerra mondiale segnarono per Cini periodi di contraddizioni e di svolte decisive. Dopo essere stato insignito del titolo di conte di Monselice il 16 maggio 1940, egli si vide affidata la responsabilità di un ministero, quello delle Comunicazioni, nel rimpasto govemativo del 5 febbraio 1943.

Nel secondo dopoguerra Cini caratterizzò la sua attività con un rinnovato interessamento per la marineria, curando in particolare le iniziative della società Sidarma. Ma fu soprattutto l'industria elettrica ad impegnarlo, quale presidente della SADE. Nel periodo 1953-1962 la società portò a compimento un vasto programma di potenziamento degli insediamenti termo e idroelettrici nel Veneto e nel Friuli. La ripresa espansiva di questo settore era già stata avviata dal 1947-1948: negli anni '50 però si estendeva notevolmente il piano di ampliamento di centri di produzione, dalle centrali termoelettriche di Marghera, Fusina, Porto Corsini, Monfalcone, ai bacini idroelettrici del Cellina, Cordevole, Piave, Vajont. Ceduti gli impianti all'Ente nazionale per l'energia elettrica, in seguito alla legge 6 dic. 1962, la SADE decise, nell'agosto 1964, di confluire quale finanziaria nella società Montecatini (anticipando così la fusione in questa della Edison). Poteva così assumere più consistenza un progetto di insediamento di un centro siderurgico a ciclo integrale, che era stato previsto dalla SADE. L'insediamento di un centro siderurgico a Taranto, il disastro verificatosi nel bacino del Vajont il 9 ottobre 1963 e l'alluvione che colpì anche Venezia il 4 novembre 1966 fecero definitivamente tramontare questo piano.

Depliant "Vittorio Cini"